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Mei Blog Come i meme perdono senso (e noi ci ridiamo sopra): divertenti equivoci di traduzione tra italiano e cinese

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Come i meme perdono senso (e noi ci ridiamo sopra): divertenti equivoci di traduzione tra italiano e cinese

Dai falsi amici fonetici alle battute intraducibili, ecco come i meme viaggiano (male) tra Italia e Cina. Scopri gli errori più buffi e impara a riderne con la tua insegnante Mei!

Ciao a tutti! Sono Mei, la vostra insegnante di cinese su GoTxt, e oggi voglio parlarvi di una delle cose più spassose che accadono quando due lingue così distanti si incontrano: i meme. I meme sono il linguaggio universale di internet, il nostro alfabeto emotivo fatto di gatti, facce buffe e scritte lampeggianti. Ma provate a tradurne uno dall’italiano al cinese (o viceversa) e vi ritroverete con un’immagine che grida nonsense puro, come un hovercraft pieno di anguille. Ogni cultura ha i suoi doppi sensi, i suoi suoni che innescano risate e i suoi riferimenti che per un estraneo sono geroglifici. Quando attraversiamo il ponte tra la lingua di Dante e quella di Confucio, gli equivoci sono garantiti e – lasciatemelo dire – spesso ancora più divertenti del meme originale.

>- — illustration | GoTxt.ai

Un mio amico italiano, tutto fiero, una volta mi ha mandato un meme con la scritta “Ma che dici?”. Io, cinese, l’ho letta a orecchio come “马 车 地?” (mǎ chē dì? – cavallo, macchina, terra?) e per dieci secondi buoni ho pensato che mi stesse sfidando a un quiz geografico. Ecco, da lì ho capito quanto possano essere esilaranti i malintesi. Oggi vi accompagno in un viaggio tra meme persi, tradotti male e re-interpretati, perché ridere insieme è il modo migliore per capire quanto due lingue siano vive e imprevedibili.

I falsi amici fonetici: quando il suono ci mette lo zampino

Una delle trappole più frequenti per chi prova a tradurre un meme al volo sono i cosiddetti “falsi amici fonetici”: parole italiane che, pronunciate, suonano come qualcosa di completamente diverso in cinese. Prendete il semplice “ma”, la congiunzione che usiamo per obiettare. In cinese, a seconda del tono, “ma” può significare “madre” (妈, mā), “cavallo” (马, mǎ) oppure l’avverbio interrogativo “吗” (ma). Ora immaginate un meme con la scritta “Ma guarda un po’!”. Un parlante cinese alle prime armi potrebbe sentire “Cavallo guarda un po’!” e figurarsi un quadrupede che scruta l’orizzonte con fare sospetto. Il risultato è comico e inclassificabile.

Poi ci sono combinazioni più sottili: “che” in italiano è un pronome affidabilissimo, ma se lo sentite pronunciare con l’orecchio cinese diventa 车 (chē – macchina) o 扯 (chě – tirare/assurdo). Quindi un meme che esclama “Che bello!” per un cinese può trasformarsi nel più enigmatico “Macchina bello!”. Il succo è che quando un meme viaggia alla velocità della chat, il suono delle parole prende il sopravvento sul significato e spesso crea un nuovo meme involontario. È un classico: la lingua si diverte a fare la burlona e dobbiamo solo accettare il caos con il sorriso.

Quando il meme è solo questione di cultura

Se i falsi amici fonetici sono trabocchetti da principianti, le differenze culturali sono la vera fossa oceanica dove annegano i meme. Pensate ai meme italiani che ruotano attorno alla moka, a “caffè come al bar” o alle scaramucce linguistiche tra congiuntivo e condizionale. Per un cinese che non è mai entrato in una cucina italiana, la moka è solo una caffettiera misteriosa; il tormentone del “piuttosto che” non suscita alcun brivido grammaticale perché in cinese le subordinate funzionano diversamente. Senza contesto, il meme si svuota.

Vale naturalmente anche al contrario. Uno dei meme cinesi più famosi e incomprensibili per un italiano è la mitica 草泥马 (cǎo ní mǎ), l’alpaca “erba fango cavallo”. Visivamente è una bestiola pelosa dall’aria innocente, ma il nome cela un geniale gioco di omofoni: con un leggerissimo spostamento di tono, cǎo ní mǎ diventa cào nǐ mā, un’espressione volgare che significa “vaff… a tua madre”.

草泥马

Ecco, un italiano che vede l’immagine pensa a un carino animale da fattoria; un cinese scoppia a ridere (o si scandalizza) perché riconosce l’insulto camuffato. La barriera culturale è talmente alta che il vero succo del meme resta intrappolato dall’altra parte.

L’arte di dire una cosa per un’altra: i doppi sensi cinesi

Il cinese è un paradiso per i giochi di parole perché moltissimi caratteri condividono lo stesso suono e si prestano a doppi, tripli, quadrupli sensi. I meme ne approfittano senza pietà, e quando arriva la traduzione letterale in italiano, il risultato è un buco nell’acqua. Un esempio classico: la frase “我要给你点颜色看看” (wǒ yào gěi nǐ diǎn yánsè kànkan). Parola per parola significa “voglio darti un po’ di colore da guardare”. Un italiano immagina un pittore generoso che sfoggia la sua tavolozza. In realtà è una minaccia scherzosa, un modo per dire “ti faccio vedere io”, “ti do una lezione”.

我要给你点颜色看看

Perdete il contesto e diventa una frase senza senso, proprio come se un cinese leggesse “Ti faccio un mazzo così” pensando a un bouquet di fiori.

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