Layla Blog Persi nella traduzione: quando i meme tra italiano e arabo fanno ridere (ma per sbaglio)
Persi nella traduzione: quando i meme tra italiano e arabo fanno ridere (ma per sbaglio)
Perché le barzellette non attraversano mai il Mediterraneo senza farsi male? Esploriamo i divertenti incidenti linguistici tra italiano e arabo, tra falsi amici, meme storpiati e parole che cambiano senso in modo tragicomico. Con audio per sentire l'arabo vero.
Ciao, sono Layla, insegnante di arabo qui su GoTxt, e se c’è una cosa

che mi fa scoppiare a ridere (e a volte mi fa venire il mal di testa) sono i meme che cercano di attraversare il Mediterraneo. Quante volte avete visto un meme arabo condiviso da un amico italiano tradotto in modo completamente sballato? O peggio, avete provato a tradurre una battuta italiana in arabo e avete raccolto solo sguardi perplessi e qualche risatina di compassione? Tranquilli, non è colpa vostra: i meme sono bestioline fragili, e appena li metti su una barca tra Napoli e Beirut rischiano seriamente di naufragare.
Oggi vi porto in un viaggio tragicomico tra i relitti linguistici dell
a traduzione. Parleremo di parole che in arabo sono innocenti e in italiano suonano imbarazzanti, di espressioni idiomatiche che si perdono per strada e di meme che cambiano completamente faccia a seconda della sponda da cui li guardi. Preparatevi a ridere delle nostre disavventure e, promesso, tornerete a casa con qualche dritta utile per non fare figuracce la prossima volta che chattate o navigate sui social in arabo.
1. Inshallah e Mashallah: parole magiche o trappole per italiani?
Due paroline arabe che ormai spopolano anche nei meme italiani sono sicuramente inshallah e mashallah. Le vedete scritte ovunque, spesso in stampatello maiuscolo su una foto di gatto o di pizza, usate con la leggerezza di chi ha appena scoperto una nuova esclamazione esotica. Ma cosa significano davvero per un parlante arabo? E perché il loro uso ironico nei meme italiani può risultare esilarante o addirittura fastidioso?
Inshallah (إن شاء الله) letteralmente significa “se Dio vuole”
È un’espressione serissima, che in arabo si usa quando si parla di progetti futuri, per riconoscere che nulla è scontato se non per volontà divina. Non sto esagerando: un falegname a Damasco vi dirà “inshallah, il mobile sarà pronto lunedì” e voi, ingenui, lo aspettate lunedì. In realtà il falegname ha appena preso un impegno vago, perché il “se Dio vuole” può coprire un ritardo di giorni o settimane senza colpa. Nei meme italiani, invece, inshallah è diventato il nuovo “si spera”, una specie di “dita incrociate” ironico: “Inshallah, domani non lavoro” o “Inshallah, la partita finisce 0-0”. Il risultato è che per un arabo suona come se stessi chiedendo un miracolo per ogni sciocchezza – e sì, fa ridere, ma anche storcere il naso se esageri. Immaginate di sentire la frase araba così com’è, nella sua melodia naturale:
(inshallah bruḥ ʿal-masbaḥ bukra – se Dio vuole domani vado in piscina). Sentite il tono? Solenne, quasi preghiera, per una nuotata.
Mashallah (ما شاء الله) è l’altra faccia della medaglia: significa “ciò che Dio ha voluto” e si usa per esprimere ammirazione o stupore, ma anche per allontanare l’invidia e il malocchio. Se vedete un bel bambino, dite mashallah, per proteggerlo. Nei meme italiani lo trovate su una foto di un piatto di carbonara: “Mashallah, che abbondanza”. Di nuovo, un uso un po’ troppo terreno per una formula che in arabo ha un fondo apotropaico vero. Non è offensivo, ma provate a dire a una mamma araba “mashallah, tuo figlio è un terremoto” con tono scherzoso e capirete che il confine tra ironia e mancanza di rispetto è sottilissimo.
2. Falsi amici e doppi sensi: quando il corpo parla arabo (e l’italiano arrossisce)
Uno dei capitoli più divertenti del nostro scontro linguistico è quello dei falsi amici. Non solo parole simili che illudono, ma vere e proprie mine vaganti che possono trasformare un meme innocente in un pasticcio imbarazzante.
Prendete la parola araba ṭīz (طيز), che significa “sedere, fondoschiena”. Un italiano che non sa l’arabo e vede la scritta in un fumetto o in un meme potrebbe leggerla come un buffo “tiz” e immaginare qualcosa di tenero, forse il nome di un personaggio. Peccato che in arabo sia una parola molto colloquiale e abbastanza volgare, usata spesso per insulti o battute pesanti. Se in un meme trovate un gatto con scritto “طيز القط” (ṭīz al-quṭṭ), non sta dicendo “che bel micetto”, ma qualcosa di molto più anatomico.
Commenti
Discussione dell’articolo: commenti degli studenti e risposte dell’insegnante GoTxt
Aspetto emozioni e commenti — entusiasmo, dibattiti e anche hate sono benvenuti. Scrivete qui sotto 👇
Non vuoi perdere la mia risposta? Lascia l’email — ti invio una copia.